Proposte per compensare gli effetti della crisi Ucraina-Russia sul comparto agricolo ed agrolimentare

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Di seguito il documento “Proposte per compensare gli effetti della crisi Ucraina – Russia sul comparto agricolo e agroalimentare italiano” approvato oggi dalla Conferenza delle Regioni che sarà portato all’attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi.

Il comparto agricolo ed agroalimentare italiano che intravvedeva primi segnali di ripresa si è trovato in questo inizio di 2022 a fare i conti con una crisi generalizzata dovuta all’incremento dei costi di produzione, principalmente collegato ai costi energetici e delle materie prime, aggravata dal conflitto apertosi tra Russia e Ucraina.

Il conflitto si è inserito in un contesto di turbolenza dei mercati delle commodities (cereali, oleoproteaginose) paragonabile a quello della crisi del 2008; turbolenze originate da più cause di natura politica, congiunturale e anche di tipo speculativo, che rendono l’Italia estremamente vulnerabile per il grado di dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti dei principali cereali (grano e mais in particolare), nonché della soia e del girasole. Tra l’altro il perdurare delle ostilità con il blocco dell’export di fertilizzanti e di cereali da parte di Russia, Ungheria e Bulgaria, i mancati raccolti in Ucraina, l’assenza di mangimi, rischia di determinare una vera e propria crisi alimentare nei Paesi del Mediterraneo che dipendono in modo netto dal grano prodotto in Ucraina, e di innescare un effetto domino su tutto il settore agroalimentare.

L’Ucraina è il quarto produttore al mondo di cereali e importante fornitore per l’Italia di mais e soia e grano, alimentando rispettivamente le filiere zootecnica e della pasta e dei prodotti da forno. Mais e soia sono presenti in tutte le razioni zootecniche per bovini da latte, da carne, suini e pollame da carne o ovaiole. La mancanza di queste tre importanti commodities rischia di impattare sia sulle produzioni agroalimentari d’eccellenza (pasta, salumi, formaggi, ecc), ma anche sulle produzioni comuni di carne, latte e pane.

La coltivazione di queste colture permette un solo raccolto all’anno avendo precisi periodi di semina e di raccolta. Questo significa che in Ucraina non si potrà raccogliere il grano seminato in ottobre e sarà praticamente impossibile seminare il mais. La mancata produzione ucraina 2022 genererà una fortissima penuria sia sul mercato mondiale e sia nei mercati di riferimento dell’Ucraina, tra i quali quello italiano.

Nelle intenzioni della Commissione Europea, la strategia della Politica Agricola Comune (PAC), il Green Deal (l’accordo per l’ambiente orientato alla neutralità carbonica) e la strategia Farm to Fork, spingendo a ridurre l’uso di fertilizzanti e finanziando prodotti alternativi sostenibili attraverso la riduzione dell’uso di presidi fitosanitari e le produzioni biologiche, conterrebbero già le risposte adatte a risolvere la crisi alimentare, senza rinunciare alla tutela ambientale. Purtroppo, la situazione è ben diversa, come dimostrato da diversi studi in materia: la politica di incentivo a sistemi agricoli poco produttivi e economicamente insostenibili va riscritta. Questa crisi ha cancellato tutte le previsioni di un graduale ritorno alla normalità dopo la pandemia, introducendo nuovi elementi di instabilità economica e l’aumento generalizzato di tutte le materie prime e dell’energia.

Oltre a mettere a rischio la sicurezza alimentare, sta progressivamente e rapidamente erodendo la redditività dell’attività economica su tutta la filiera produttiva ma, in particolare, dell’anello più debole minandone la sopravvivenza Inoltre, va considerato che l’elemento caratterizzante in negativo per la filiera agroalimentare ed il settore agricolo, rispetto agli altri comparti economici, in particolare, è la debolezza storica e la difficoltà strutturale nello “scaricare a valle” gli incrementi dei costi di produzione.

Per salvaguardare la capacità produttiva agricola e alimentare europea nonché la sicurezza alimentare della popolazione è urgentissima la revisione delle politiche agricole europee nella direzione di una massimizzazione delle produzioni sia attraverso la messa in campo di tutte le tecnologie più avanzate per adottare sistemi agricoli efficienti, sia di misure eccezionali capaci di renderci il più possibile indipendenti. Il periodo delle semine è imminente e la stagione non va persa per limitare i danni. Per rendere effettiva la possibilità di seminare sulle superfici rese disponibili è anche necessario adottare azioni per ridurre i costi anche con interventi su alcune norme in vigore.

È pertanto necessario ed urgente attivare un insieme coordinato di azioni a sostegno del settore e delle imprese e, a tal fine, si formulano le seguenti richieste e proposte:

1) Revisione della PAC 2022 e del PSN 23-27 e posticipo al 2024 della sua entrata in vigore.

Le Regioni ritengono necessaria una profonda revisione della PAC e del PSN 23-27 che, pur con la dovuta attenzione ai temi ambientali, riorienti il focus del sostegno sulla sicurezza alimentare intesa anche come garanzia dell’approvvigionamento. In relazione a ciò si ritiene necessario che l’entrata in vigore del PSN 23-27 sia procrastinata quantomeno al 1.1.2024, confermando nel frattempo il sistema attuale con alcune modifiche intese ad incrementare la produttività agricola onde sopperire ai fabbisogni interni. Si propone in particolare, per disporre già entro aprile, di maggiori superfici per le semine primaverili, la disapplicazione urgente delle superfici a riposo nell’ambito delle EFA e degli obblighi di avvicendamento/diversificazione colturale, nonché di incentivi per i secondi raccolti, il ripristino a coltura delle aree protette.

Si chiede di valutare altresì l’eventuale conversione di alcune tipologie di prati permanenti.

Si propone inoltre di integrare nei vigenti Regolamenti istitutivi dei Programmi di Sviluppo Rurale una Misura di sostegno per fronteggiare l’incremento generalizzato dei costi, analoga alla Misura 21 attuata per gli effetti dell’emergenza Covid-19, da finanziare con un nuovo e specifico strumento europeo, analogo all’European Recovery Instrument. È necessaria inoltre una maggiore flessibilità di spesa per la programmazione 2014-2022 nei casi in cui gli obiettivi (N+3) non vengano raggiunto per la mancata realizzazione degli interventi dovuta a carenza e a costi maggiorati delle materie prime.

Con riferimento alle risorse accantonate dagli agricoltori attraverso fondi di mutualità, in deroga alle disposizioni normative dello sviluppo rurale e delle OCM è opportuno prevedere nuove opportunità di utilizzo di dette risorse in difesa ed a sostegno delle rispettive filiere produttive.

Si propone inoltre, di potenziare il sostegno alla realizzazione di impianti per la produzione di energia da FER per l’autoconsumo e per la vendita nonché la realizzazione di interventi di efficientamento energetico, richiedendo nel contempo una coerente integrazione di risorse.

2) Deroga alla disciplina degli aiuti di Stato per l’agroalimentare.

L’aumento dei prezzi dovuti ai rincari produttivi derivanti dalla crisi richiede strumenti normativi italiani ed europei di grande impatto. A tal fine, alla luce del concomitante permanere degli effetti dell’emergenza Covid-19 si ritiene necessario che il Quadro temporaneo per le misure di aiuto Covid-19 – applicabile anche al settore – venga prorogato a tutto il 2023, con un conseguente proporzionale incremento del relativo budget. Inoltre, si sollecita la definizione di un nuovo Quadro temporaneo specifico per questa emergenza, che tenga in debita considerazione anche il settore agricolo e agroalimentare. La questione ha carattere di urgenza in considerazione del fatto che si stanno definendo, tra l’altro, i provvedimenti per l’anticipazione dei pagamenti della PAC da cui potrebbero risultare escluse diverse aziende agricole.

È necessario altresì prevedere:

– speciali aiuti in compensazione dei maggiori costi di lavorazione e trasformazione sostenuti dalle organizzazioni dei produttori anche attraverso nuove misure di gestione del rischio;

– la possibilità di riconoscere gli aiuti di fiscalità sugli oneri previdenziali per le aziende che operano in zona svantaggiata, ai sensi del quadro temporaneo anziché in regime deminimis agricolo per consentire un rapido recupero dei pagamenti arretrati o sospesi.

3) Provvedimenti nazionali immediati per favorire la liquidità per le imprese.

In questa fase emergenziale si ritiene necessario attivare specifiche misure volte a favorire il ripristino di adeguati livelli di liquidità presso le imprese mediante:

a) lo sblocco di tutti i pagamenti a favore degli agricoltori arretrati sospesi presso l’Amministrazione (es. pagamenti misure a superficie dell’anno 2019, 2020 e 2021 e comunque di tutte le domande cosiddette “domande campagne pregresse);

b) l’anticipazione strutturale dell’erogazione della domanda unica;

c) l’attivazione di specifiche misure nazionali di sostegno diretto (sul modello della misura 21 del PSR) sia per l’agricoltura che per la pesca;

d) interventi per favorire l’accesso al credito agevolato da parte delle imprese tramite ISMEA;

e) interventi specifici per la ristrutturazione dei debiti delle imprese agricole e

agroalimentari;

f) moratoria dei mutui;

g) consentire la cumulabilità delle misure del FEASR e FEAGA con il credito d’importa così come avviene per gli altri aiuti di stato e per i fondi FESR e FSE;

h) sospensione di nuovi regimi sanzionatori, quali quelli previsti dalle nuove diposizioni per le dichiarazioni obbligatorie nei settori del latte bovino e di quello ovi-caprino, e delle misure di recupero messe in atto da ADER verso le aziende zootecniche (pregressi sulle “quote latte”).

In tale contesto è necessario rivedere anche gli interventi previsti dal PNRR e dal fondo complementare ad esempio orientando le misure di sostegno ai contratti di filiera nei confronti dei settori maggiormente colpiti dalla crisi.

4) Interventi nazionali sui costi energetici.

È necessario che il Governo intervenga subito per la riduzione delle accise sul carburante e dell’IVA per il settore agricolo e per quello della pesca. Nel perdurare di questo stato di crisi è necessario anche prevedere l’attivazione di forme di sostegno per sopperire ai costi per l’energia delle imprese più colpite.

Per quanto riguarda il gas e l’energia elettrica, vanno sterilizzati gli oneri di sistema e azzerata la componente imposte per le imprese agricole, le imprese agroalimentari, i Consorzi di bonifica e gli Enti irrigui. Va rivisto il meccanismo di regolazione dell’energia elettrica autoprodotta da tali soggetti, rendendo almeno paritetico lo scambio tra energia immessa in rete ed energia prelevata dalla rete.

Inoltre, è necessaria la tempestiva attivazione degli interventi del PNRR volti alla produzione di energie rinnovabili da parte delle imprese agricole, nel caso di reimpiego aziendale e senza consumo di suolo agricolo, semplificando al massimo le regole e le condizioni di accesso (possibile installazione anche su strutture quali serre o similari) ed accelerando/eliminando ogni procedura autorizzatoria al riguardo.

Per quanto riguarda il settore forestale si ritiene opportuna una riflessione sulla valorizzazione delle risorse che sarà possibile attivare per lo sviluppo della filiera legno-energia, attenta alla sostenibilità ambientale, ma cosciente della potenzialità, specie per le aree interne, di una risorsa al momento sottoutilizzata con gravi ripercussioni sugli effetti di rischio per il dissesto e gli incendi boschivi. Occorre incentivare e sostenere la gestione sostenibile delle superfici forestali in grado di generare una economia a sostegno del comparto energetico oltre che in grado di contenere e ridurre gli import di materiale dai paesi dell’est per gli scopi energetici (pellet, cippato) e per impieghi strutturali.

5) Misure di sostegno a determinate produzioni agricole.

L’incremento dei costi di produzione e le tensioni sui mercati internazionali conseguenti al conflitto rendono necessario puntare nel breve periodo ad un maggior grado di autoapprovvigionamento e, in tal senso, è necessario prevedere il sostegno a tutte colture cerealicole e industriali destinate all’alimentazione umana e zootecnica, eventualmente anche mediante una revisione del sostegno accoppiato nell’ambito della PAC, nonché per i settori più colpiti, come per esempio la produzione lattiera casearia in montagna.

Per l’agricoltura di montagna, la situazione richiede inoltre un cambio di prospettiva radicale riguardo alla gestione dei grandi carnivori, posto che nei territori di montagna in tempi di crisi la zootecnia è imprescindibile per assicurare l’approvvigionamento alimentare.

6) Semplificazioni.

Tra le misure da adottare per fare fronte alle difficoltà provocate dal conflitto anche in relazione all’approvvigionamento di fertilizzanti, andrebbe introdotta una definizione apprezzabile di biodigestato equiparato. La suddetta novità, fortemente voluta dal mondo agricolo e che andrebbe a equiparare il digestato con i fertilizzanti di origine chimica, costituirebbe un importante vantaggio anche per sopperire ai blocchi imposti all’importazione.

Altre misure emergenziali utili in questa delicata fase dovrebbero essere:

− consentire la deroga al limite dei 170 kg/Ha di azoto (N) nelle zone vulnerabili ai nitrati sino al massimo assorbimento delle colture in campo (MAS) attraverso regole di uso efficiente degli effluenti zootecnici;

− posticipare l’entrata in vigore delle misure contenute nella Strategia Farm to fork che prevedono una ulteriore riduzione del 50% dei presidi fitosanitari entro il 2030. La mancanza di presidi per la protezione delle piante sta già comportando e avrà un effetto sulla riduzione delle produzioni di pieno campo e su quelle ortofrutticole.

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