Danni da cervi nella Riserva del Pian di Spagna e Riserva del Lago di Piano: lettare CIA ALTA LOMBARDIA all’assessore Rolfi

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Egregio Assessore,

desideriamo portare alla sua attenzione un grave problema che affligge gli agricoltori che operano nei territori della Riserva del Pian di Spagna e della Riserva del Lago di Piano: ci riferiamo ai danni provocati dalla eccessiva presenza di cervi in tali territori.

Le due riserve, costituite per la salvaguardia degli uccelli migratori e dei biotipi lacustri, sono diventate rifugio per due popolazioni di cervi che, grazie anche al totale divieto di caccia, sono cresciute a dismisura, superando di gran lunga la densità agro-forestale sostenibile.

I danni prodotti all’agricoltura dall’incontrollato sviluppo di questi ungulati sono molteplici e devastanti, ed interessano in particolar modo i campi di granoturco e i prati il cui foraggio viene sottratto e gravemente danneggiato dagli escrementi che gli animali rilasciano. Poco efficienti sono le recinzioni elettriche offerte in comodato d’uso dall’organismo gestore della Riserva del Pian di Spagna, poiché è impossibile pensare di recintare ampie estensioni e basta poco, un semplice ramoscello che si posa sul filo elettrico, per disattivarle.

Il Dr. Marco Testa, comandante della polizia provinciale di Como, da noi di recente interpellato al riguardo, ci conferma che le due aree in questione sono le uniche in Lombardia, e probabilmente in Italia, dove i cervi hanno superato di molto la densità agro-forestale sostenibile, e che tale abnorme sviluppo è causa di frequenti e gravi danni all’agricoltura, agli automobilisti e ai biotopi lacustri per la cui salvaguardia sono state istituite le riserve. I censimenti effettuati evidenziano infatti, nel solo Pian di Spagna, una media di 180-200 cervi, ossia circa 11-13 capi ogni 100 ettari, laddove la letteratura scientifica riferisce che la densità agro-forestale sostenibile è di 6-7 capi ogni 100 ettari (Cicognani L. et al, 2002). Non diversa è la situazione del Lago di Piano.

Oltre ai citati danni conseguenti alla sottrazione del foraggio e al suo insudiciamento, si rileva, in concomitanza con l’abnorme sviluppo delle popolazioni di cervi, un considerevole incremento di problemi di abortività nei bovini causata dalla neospora, un microorganismo patogeno che si trasmette mediante le deiezioni, patogeno per il quale non ci risulta venga effettuato alcun monitoraggio.

Oltre ai danni prodotti all’agricoltura, l’incontrollato sviluppo dei cervi è altresì causa di grave pregiudizio per la sicurezza pubblica, essendo parecchi gli incidenti stradali da loro causati.

La necessità, da molti condivisa (incluso il responsabile della polizia provinciale), di realizzare un contenimento di queste popolazioni tramite adeguati piani di abbattimento, trova ad oggi molteplici ostacoli che sono sia di ordine legislativo e regolamentare, sia di carattere organizzativo.

Il divieto, imposto dalla normativa nazionale in materia, di far uso delle figure di volontari ai fini dell’attuazione dei piani di controllo rappresenta in particolare un enorme problema dal momento stesso in cui gli enti preposti non vengono dotati di personale specializzato in numero adeguato alle necessità.

Nel caso specifico della provincia di Como, ad esempio, si consideri che l’ente provinciale dispone di soli n. 7 agenti: gli unici che sarebbe ad oggi impiegabili per l’attività di controllo della fauna selvatica. Si tratta, come appare del tutto evidente, di una dotazione del tutto inadeguata alla bisogna, ciò a maggior ragione per  le molte mansioni estranee alla fauna selvatica, cui questi operatori sono destinati.

In mancanza di personale dedicato e nell’impossibilità di impiegare le figure di selecontrollori volontari, benché già disponibili sul territorio, appare evidente la rinuncia da parte dell’ente pubblico a gestire un patrimonio – quello della selvaggina – di cui è legalmente responsabile, anche per i danni che il suo sviluppo incontrollato produce.

Siamo ben consapevoli, gentile Assessore, che gran parte dei problemi segnalati traggono origine da un impianto normativo, quello nazionale, rispetto al quale Codesto assessorato non ha diretta competenza. Ciò non di meno, la gravità e l’urgenza del problema impone la ricerca in loco di quelle soluzioni che possano consentire quanto meno di alleviare e contenere i danni che l’agricoltura quotidianamente subisce, pena il totale abbandono dell’attività agricola in questi territori di incommensurabile valore paesaggistico.

E’ urgente, in particolare, non solo predisporre, ma anche realizzare i necessari piani di abbattimento, provvedendo all’assunzione di personale idoneo, o all’impiego di altre forze dell’ordine, come le guardie forestali.

Non si può inoltre sottovalutare infine l’aspetto sanitario del problema, il quale va affrontato tramite il costante monitoraggio finalizzato ad individuare e abbattere quei soggetti affetti da neospora al fine di estirpare la patologia e salvaguardare gli allevamenti.

Poiché conosciamo la sua sensibilità sull’argomento e il suo interesse per l’agricoltura di montagna, siamo fiduciosi in un suo tempestivo intervento per risolvere il problema.

Nel frattempo, restiamo a disposizione per un qualsiasi ulteriore chiarimento e la salutiamo cordialmente.

CIA ALTA LOMBARDIA

IL PRESIDENTE

(Emilio Molteni)

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