Il comparto risicolo italiano attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi anni e richiede interventi urgenti per garantire il futuro di una filiera che rappresenta un’eccellenza del Made in Italy. È questo il messaggio ribadito da Cia-Agricoltori Italiani nel corso del Tavolo nazionale del riso convocato il 30 luglio dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida.
La questione riguarda da vicino anche la Lombardia, cuore della risicoltura europea insieme al Piemonte. Le province di Pavia, Milano e Lodi rappresentano infatti un’area strategica per la produzione nazionale, con migliaia di aziende agricole che stanno affrontando una campagna particolarmente complessa, segnata dalla scarsità d’acqua, dalle temperature elevate e da un mercato che continua a comprimere il valore del prodotto.
L’Italia mantiene il primato europeo nella produzione di riso, con oltre il 50% della produzione comunitaria e circa 233 mila ettari coltivati. Un patrimonio economico, ambientale e paesaggistico che oggi rischia però di essere compromesso da una combinazione di fattori produttivi e commerciali sempre più difficili da sostenere.
Prezzi sotto i costi di produzione
Tra le principali criticità evidenziate da Cia c’è il crollo delle quotazioni di mercato. In particolare, le varietà Indica, i risi lunghi e quelli destinati alla produzione di parboiled registrano prezzi ormai inferiori ai costi sostenuti dalle imprese agricole, rendendo sempre meno sostenibile la coltivazione.
A pesare è anche la crescente pressione delle importazioni. Nei primi tre mesi del 2026 gli arrivi di riso dall’estero sono aumentati di quasi il 30% in volume, alimentati dagli accordi commerciali dell’Unione europea con alcuni Paesi extraeuropei. Una situazione che, secondo Cia, crea una concorrenza non equilibrata: agli agricoltori italiani vengono richiesti standard ambientali, sanitari e sociali tra i più elevati al mondo, mentre il prodotto importato spesso non è soggetto agli stessi obblighi.
Acqua e cambiamenti climatici: una priorità
Sul fronte produttivo, la disponibilità della risorsa idrica resta la principale emergenza. Le alte temperature e la riduzione delle disponibilità d’acqua stanno mettendo sotto pressione le aziende risicole proprio nelle fasi più delicate della coltivazione.
Per questo Cia chiede di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture irrigue, nella gestione efficiente della risorsa idrica e negli interventi capaci di garantire una maggiore resilienza del comparto di fronte agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. Una richiesta condivisa anche dal Masaf, che ha ribadito la necessità di rafforzare le infrastrutture dedicate all’irrigazione e di sostenere gli agricoltori colpiti dalla scarsità idrica.
Innovazione e ricerca per il futuro del settore
Tra le priorità indicate da Cia figurano anche il rafforzamento della ricerca scientifica e dell’innovazione varietale, con particolare attenzione alle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), considerate uno strumento fondamentale per sviluppare varietà più resistenti agli stress climatici e alle principali fitopatie, riducendo allo stesso tempo l’impiego di agrofarmaci.
Accanto alla ricerca, la Confederazione ritiene indispensabile incrementare gli investimenti nelle buone pratiche agronomiche e nelle soluzioni fitosanitarie a basso impatto ambientale, senza compromettere la produttività delle aziende agricole.
Contratti di filiera e valorizzazione del riso italiano
Per dare maggiore stabilità economica ai produttori, Cia propone inoltre lo sviluppo di contratti di filiera tra agricoltori e industria di trasformazione, sul modello di quanto già sperimentato con successo nel comparto grano duro-pasta.
Allo stesso tempo viene chiesta una forte campagna istituzionale di promozione del riso 100% italiano, capace di rafforzarne il riconoscimento presso i consumatori e valorizzarne l’origine, la qualità e la sostenibilità.
Infine, Cia ribadisce la necessità che il riso venga riconosciuto come prodotto realmente “sensibile” nei negoziati commerciali europei. Pur giudicando positivamente l’introduzione, dal 2027, del meccanismo automatico della clausola di salvaguardia, la Confederazione ritiene che le soglie previste siano ancora troppo elevate per garantire un’effettiva tutela del mercato comunitario.
Per una regione come la Lombardia, dove la risicoltura rappresenta non solo una produzione agricola di eccellenza ma anche un presidio ambientale e paesaggistico di grande valore, garantire redditività alle aziende significa salvaguardare un patrimonio economico, occupazionale e territoriale che merita di essere sostenuto con politiche concrete e una visione di lungo periodo.
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