Di seguito l’articolo pubblicato martedì, 15 giugno su Il Giornale di Vimercate
La Brianza è oggi uno dei simboli più evidenti del consumo di suolo in Lombardia, un territorio dove l’espansione urbana ha progressivamente ridotto gli spazi agricoli. Un fenomeno che torna al centro del dibattito con la nuova legge regionale sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili.
La normativa approvata da Regione Lombardia mira a favorire la transizione energetica, ma secondo Cia Centro Lombardia l’applicazione del limite dello 0,8% della Superficie Agricola Utilizzata potrebbe comportare la sottrazione di circa 8.000 ettari di terreni agricoli produttivi, pari a oltre 11.000 campi da calcio.
«La transizione energetica è un obiettivo che condividiamo pienamente, ma non può avvenire a scapito della capacità produttiva dei territori», afferma Amedeo Cattaneo, presidente di Cia Centro Lombardia. «Parliamo di migliaia di ettari di terreno fertile che rischiano di essere sottratti all’agricoltura. Una superficie enorme, soprattutto in aree come la Brianza, dove il consumo di suolo ha già raggiunto livelli tra i più elevati del Paese».
Il quadro locale conferma la criticità: la provincia di Monza e Brianza è tra le più urbanizzate d’Italia, con circa il 41% del territorio già artificializzato e ulteriori 47 ettari persi nell’ultimo anno, equivalenti a circa 66 campi da calcio.
Alla pressione urbanistica si aggiunge la crescente domanda di aree per i data center, infrastrutture strategiche per l’economia digitale che stanno trovando in Lombardia, e in particolare nell’area milanese e brianzola, uno dei principali poli europei. Strutture che richiedono grandi superfici ed energia, aumentando la competizione per il suolo disponibile.
Le conseguenze non riguardano solo il territorio, ma anche il sistema agroalimentare. La riduzione delle superfici coltivabili implica meno produzione locale, maggiore dipendenza dalle importazioni e una possibile maggiore volatilità dei prezzi.
«Quando si perde suolo agricolo non si perde soltanto un pezzo di campagna: si perde capacità produttiva», prosegue Cattaneo. «Se diminuisce la produzione lombarda sarà inevitabile aumentare gli acquisti dall’estero, con il rischio di vedere arrivare sul mercato prodotti che non sempre rispettano gli stessi standard qualitativi, ambientali e sanitari richiesti alle aziende italiane».
Sul piano ambientale, la progressiva impermeabilizzazione del suolo riduce la capacità dei terreni di assorbire l’acqua, aumentando il rischio di allagamenti e dissesto idrogeologico. Secondo ISPRA, questo fenomeno genera già oggi costi stimati in oltre 400 milioni di euro l’anno per danni e interventi di mitigazione.
«Quando si parla di consumo di suolo si pensa spesso soltanto a una questione paesaggistica», osserva Cattaneo. «In realtà stiamo parlando anche di economia. Ogni ettaro agricolo perso significa meno produzione alimentare, minore capacità di trattenere l’acqua e maggiori costi per la collettività». In un territorio dove la pressione urbanistica è già altissima e nuove funzioni come energie rinnovabili e data center competono per lo stesso spazio, la sfida diventa quella di conciliare sviluppo, sicurezza alimentare e tutela del suolo agricolo. In Brianza, dove il cemento ha già sostituito quasi metà del territorio, il margine di scelta appare sempre più ridotto.

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